Progetto Scuola-Casa

Ecco… ero pronta per la riunione di presentazione del progetto Scuola-Casa, o almeno così mi dicevo. La riunione sarebbe iniziata da lì a poco. Vorrei trasmettervi tutte l’emozioni che provavo, un tripudio di saliscendi. Nella mia testa frullavano tutte le eventuali domande, tutti i dubbi che mi avrebbero chiesto. L’accompagnamento di Claudia e Enrica fu un grande supporto per me; non sentirsi soli è fondamentale. Claudia aveva preparato dei video per mostrare Noemi in classe in momenti in cui riusciva a stare dentro le routine della classe, e anche momenti in cui invece faticava; mostrarono alle mamme anche la modalità di risposta degli amici, dei loro figli a questi comportamenti. Questo video fu importantissimo, perché a volte le nostre paure e le nostre non conoscenze si trasformano in comportamenti di diffidenza, che arrivano direttamente ai nostri figli. Ma lo sguardo e le percezioni dei bambini sono molto più semplici e chiari di quelli di noi adulti. Mostrare alle mamme la grande normalità e l’accettazione dei bambini della diversità di Noemi, perché ben supportata e spiegata dalle maestre e dalle educatrici, fu un successo. Tutto fu molto più semplice di quello che avevo pensato; con grande tranquillità raccontai la mia idea della merenda a casa. La prima cosa che spiegai fu che era un progetto a libera partecipazione: gli amici dovevano decidere se volevano andare o meno a fare merenda e giocare a casa di Noemi. Tutto avveniva guidato dal supporto di due educatrici, così da far sperimentare all’amico/a che con Noemi poteva giocare e relazionarsi anche fuori dal contesto scolastico; c’era un momento merenda insieme e poi dei giochi. Le mamme fecero un po’ di domande, e furono tutte gentilissime e incuriosite dal progetto. Questo scambio per me fu importantissimo; l’ascolto e il confronto è una grande risorsa, non ci fa sentire soli. Claudia spiegò che avrebbe affisso un calendario fuori la classe e le mamme potevano iscriversi al giorno che desideravano. Avevamo programmato due giorni alla settimana per il progetto. Nell’arco di un paio di giorni il calendario era già pieno di prenotazioni; il mio cuore esplose di gioia nel vedere tutti i nomi scritti. E pensai che a crederci tanto, i sogni si avverano.

Noi preparavamo Noemi per i giochi che avrebbe fatto a casa con gli amici. Marika e Alessandra sostenevano Noemi e l’amico e cercavano di tenere sempre attivo l’interscambio e il gioco, rispettando i tempi reciproci. Gli amici erano entusiasti ed anche Noemi era felicissima. Le mamme furono molto disponibili perché i bambini facevamo il gioco a casa senza la loro presenza; ovviamente non c’ero neanche io, così da non creare distrazioni. Questo progetto è veramente importantissimo perché ai bimbi con autismo o con altre difficoltà possiamo insegnare qualsiasi cosa, ma senza amici non possono poi metterle in pratica. A cosa serve giocare a palla, andare in bici, nuotare, giocare con le bambole, se poi non ho un amico con cui giocare? Questo è il senso del progetto: un allenamento alla relazione, sia per Noemi sia per i suoi amici, che dovevano allenarsi e sperimentare le modalità diverse di Noemi di relazionarsi e giocare. Nel tempo e nel gioco si possono creare delle vere amicizie.

Per Noemi questo progetto è stato ed è preziosissimo. I suoi amici, il loro affetto e la loro accoglienza, le hanno permesso giorno dopo giorno di imparare tante cose: dal condividere giochi, condividere spazi, al relazionarsi. Ricordo sempre una scena di quando Noemi era piccola che dava le spalle anche ad una bambola; per lei è sempre stato innaturale confrontarsi ed accettare l’altro, anche una sola e semplice BAMBOLA. Quindi per Noemi non è un’azione spontanea il condividere, il giocare, il relazionarsi: l’unico modo era quello di farle sperimentare che insieme è tutto più bello. Così come in famiglia: all’inizio faceva fatica a relazionarsi, ma un pezzetto alla volta è riuscita a vincere le sue difficoltà, perché il ritorno emotivo che provava giocando con noi era più forte di tutto il suo non riuscire.

Così anche per il compleanno di Noemi, Rossella insieme a Claudia, Alessandra e Marika, organizzarono una festa per permettere a Noemi di condividere quel momento con i suoi amici: riuscire a giocare, e soprattutto farlo in una modalità per rispettare i tempi di Noemi e dei suoi amici. Alla festa erano stati invitati solo gli amici, mentre i genitori con fratelli o sorelle potevano partecipare solo al momento della torta; questo ovviamente valeva anche per me, Francesco e Nicole. Tutto ciò permise a Noemi di riuscire a Partecipare alla festa, di godersi la presenza dei suoi amici. Tutti i giochi, tutti i momenti erano organizzati per contenerla e per aiutarla a giocare. Noemi iniziava a sorridere davvero, iniziava a guardare davvero… Noemi c’era!

La chiave di tutto è stata quella di andare noi incontro a Noemi, questo mi ha insegnato Rossella: accogliere e rispettare le modalità di Noemi, valorizzarle e trasformare i contesti in modo da riuscire a creare la miglior situazione per permetterle di esprimersi. Così, giorno dopo giorno Noemi fioriva attraverso sorrisi e sguardi meravigliosi. Tutto l’allenamento che avevamo fatto ci permetteva di non sentire neanche più la stanchezza nel pensare e impostare le situazioni; anche per noi il ritorno emotivo nel vederla felice e serena era più forte di tutti lo sforzo nel capire come fare .

A casa tutto procedeva, tutti avevamo i nostri supporti. Questi aiuti singoli ci permisero ad ognuno di avere un luogo dove chiedere, nella propria modalità, il giusto sostengo. Un pezzettino alla volta la nostra famiglia si stava ricostruendo, dopo il terremoto emotivo che aveva colpito la famiglia ed ogni componente. Le fatiche erano ancora tante, la quotidianità era sempre faticosa; ma le vacanze si avvicinavano, e con Francesco avevamo deciso che quell’anno per i week-end di giugno e luglio, invece di affittare una casa in Romagna volevamo fare la prova di andare in albergo per provare ad andare in un contesto diverso. Ovviamente le prime volte furono impegnative ma l’amore che circolava tra noi era un’esplosione di felicità che ci permetteva di superare tutti gli ostacoli. Al ristorante dell’albergo entravamo per primi, così da allenare l’udito; in piscina andavamo quando era meno affollata, e poi alternavamo con il mare ad orari più tranquilli. Iniziavamo a sederci e a guardarle in piscina: Noemi iniziava anche a giocare con la sabbia… che emozione indescrivibile. Tutti i nostri allenamenti ci regalavano dei frutti, ed erano la conferma che quella era la strada giusta.

Tra i tanti week-end andammo anche in montagna; nel fare e sperimentare Noemi perse un altro dente mentre giocavamo a biliardino tutti e 4. Fu una brutta battuta d’arresto, fu molto doloroso per Francesco che provò la stessa emozione e frustrazione che avevo provato io un anno e mezzo prima. Vederla cadere sotto i suoi occhi senza poter intervenire, un grande senso d’impotenza. Nello sconforto chiamai Rossella, che mi pregò di convincere Francesco a non ripartire, e di non permettere a quel accadimento di rovinare quel week-end, quella magia che stavamo provando. Fu così, l’ ascoltammo; aveva ragione: dovevamo fare i conti con la realtà, ma dovevamo resistere e crederci.

Rientrammo dalla montagna, un po’ frullati ma comunque felici. Nelle settimane seguenti tra centri estivi, lavoro e terapie ci preparammo per le vacanze in Calabria. Quando tutto era pronto Francesco iniziò a star male. Un dolore lancinante ad una gamba; quella situazione fu davvero difficile e complicata. Il sabato pomeriggio chiamai Marika, ero sola. Le chiesi se gentilmente mi dava il cambio con le bambine per accompagnare Francesco in ospedale. Marika arrivò subito. Fu un susseguirsi di giorni di grande confusione; nessun medico capiva cosa aveva: lombo sciatalgia, ernie, dissero di tutto. Francesco aveva un un dolore fortissimo che aumentava di ora in ora; non avevo nessuno a cui rivolgermi. Avevo Marika e Adriana, ma non potevo neanche disturbare sempre. Il lunedì dovevo andare a lavoro; ero confusa e nel tragitto chiamai la mia dottoressa che mi consiglio di far fare a Francesco anche un eco doppler visto che aveva avuto una flebite a quella stessa gamba. Detto fatto: chiamai subito e prenotai una visita privata. Accompagnai Francesco all’ appuntamento insieme ai suoi genitori la mattina seguente; la diagnosi fu trombosi venosa profonda. Doveva essere trasportato d’urgenza in ospedale. Ero preoccupatissima per Francesco. Mi crollò il mondo addosso… adesso che stavamo trovando un po’ di equilibrio, adesso che a fatica tutto quadrava, adesso Francesco stava male. Come facevo con le bimbe? Come facevo? Francesco aveva bisogno di me. Chiamai mia madre che era in vacanza in Calabria e mia sorella a Napoli: gridai il mio bisogno di aiuto e la mattina seguente erano a Bologna entrambe. Fu per me un grande respiro. Ero molto molto preoccupata: c’era un caldo infernale quell’anno, e sapevo che Noemi era in grande difficoltà; ma fortunatamente Marika capì la situazione e ci aiutò in tutti modi, soprattutto per tenere in equilibrio il più possibile Noemi. Mi resi conto che Francesco era crollato, un po’ come era capitato a me durante il black-out; oltre al dolore fisico era crollato in tutti i sensi. Aveva bisogno di non sentirsi solo, aveva bisogno di sentirsi amato. In quei momenti così destabilizzanti l’unica cosa che aiuta e che supporta è l’amore; far sentire che ci sei e che insieme si supererà tutto è quello che conta. Mi ripeteva che le notti in ospedale erano difficili e troppo lunghe; così arrivavo alle 7:00 appena aprivano i reparti ed andavo via alle 21:30 di sera. Volevo fargli sentire tutto il mio amore e la mia vicinanza; lui per me è importante e non lo avrei mai lasciato solo. Ebbe delle complicazioni, ma fortunatamente lo dichiararono fuori pericolo dopo circa 8 lunghissimi giorni. Rientrammo a casa, mia madre e mia sorella sfinite partirono, anche Marika partii per le vacanze. Francesco doveva fare una cura che richiedeva controlli settimanali, quindi non potevamo partire. La situazione era molto impegnativa; avevo in casa tre bisogni diversi: Francesco che aveva bisogno di essere accudito, doveva mangiare determinate verdure in determina quantità, faceva dei controlli settimanali, medicine; poi avevo Nicole con tutto il carico di preoccupazione e paura che aveva accumulato in quei giorni ed in più la delusione di non partire; infine Noemi… come gli spiegavo cosa stava accadendo? Il forte caldo la metteva in grande difficoltà, anche per questo noi andavamo sempre al mare nei week-end. Mi feci forza e cercai di vivere un giorno alla volta. Tutto quello che avevamo seminato nei mesi precedenti lo raccolsi tutto, e la risposta al come fare la trovai nell’amore reciproco. Questo ci salvò; da quel turbine ne uscimmo tutti uniti, tutti insieme come solo una famiglia sa fare. Fu una grande prova che sancì il grande amore che provavamo gli uni per gli altri.

Arrivò settembre e tutto tornava alla normalità, finalmente la nostra meravigliosa e rassicurante routine; faticosa ma rassicurante. E con la routine anche tutta la rete ritornò in azione. Mi sentivo protetta da quelle azioni scandite; iniziavo a capire cosa provava Noemi. Noemi mi stava insegnando tanto. La mia vita, da quando iniziavo a guardarla anche dalla sua prospettiva, aveva più valore. Quanto mi ero persa fino a quel momento? Adesso non l’avrei più permesso; la scala delle mie priorità era cambiata. L’unico obiettivo per il quale vale la pena combattere è la serenità di ognuno. Questo mi auguravo di vedere negli occhi delle nostre bimbe, LA SERENITÀ; tutto il resto poteva arrivare solo se si sarebbero sentite libere di esprimersi al meglio. Questo era il mio ruolo: accompagnarle entrambe ad esprimere il proprio IO. 

ESPRIMERE CIÒ CHE SIAMO, CIÒ CHE VOGLIAMO, ognuno a suo modo e nel suo modo.

Progetto scuola\casa
Festa di compleanno: esiste un modo; rispettando i tempi di Noemi e dei suoi amici.
Adriana e Noemi . Esserci è il dono più grande .
L’asilo un luogo prezioso per imparare e crescere insieme.
Cercare di capire la sua modalità di comunicare.
Marika. Un educatrice e una ragazza speciale.
Mare in Romagna. Sperimentavamo.
Week-end in Montagna. Sperimentavamo e nel fare facevamo i conti con la realtà .
L’unione. L’unico modo per affrontare le difficoltà.

Ritorno alla routine. La rete rientrava in azione .
Rossella e Noemi. Sguardi unici.

2 pensieri riguardo “Progetto Scuola-Casa

  1. Leggere e poi vedere i grandi progressi di Noemi è una grande emozione anche x me che sono la nonna .Ma penso che Noemi ha avuto un grande dono una mamma come te.Che non si ferma davanti a nessun ostacolo . Mi auguro che queste tue esperienze possano aiutare qualche mamma a credere che tutto puo’ migliorare.

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